RSI: il ponte tra valore ambientale, sociale ed economico
Lo scorso novembre sono stata tutor di una trentina di studenti delle scuole superiori nel master di orientamento del COSP “Volontariato e Impresa Sociale”. Al termine del Master ho chiesto agli studenti di condividere gli insegnamenti ricevuti da questa esperienza e la connessione con le loro aspirazioni professionali. Le risposte sono state davvero sorprendenti. È infatti emerso che i valori del sentirsi bene, della cura dell’ambiente e delle persone non sono prioritari nella costruzione del proprio futuro professionale.
Secondo la visione dei ragazzi, infatti, il lavoro, etico o meno che sia, serve per guadagnarsi da vivere, mentre per migliorare il mondo si fa volontariato.
E se tra questi due mondi esistesse un ponte? Se fosse possibile costruire valore positivo non solo con il volontariato, ma anche con il proprio lavoro? È qui che entra in gioco il concetto di Responsabilità Sociale di Impresa (RSI). La RSI si traduce in iniziative aziendali volontarie finalizzate a prendere coscienza delle proprie responsabilità verso la società e l’ambiente ed agire di conseguenza per garantire che la propria attività economica non si traduca nella perdita, ma nella creazione di valore ambientale, sociale ed economico positivo a livello locale e globale. La RSI non è una panacea e può essere introdotta in azienda con modalità più o meno efficaci nel contribuire alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica globale. L’approccio schizofrenico degli studenti raccontato in questo articolo può essere replicato anche in ambito aziendale. Infatti, la RSI può tradursi in attività di filantropia slegate dal cuore dell’attività aziendale, con un più alto rischio di social o green-washing, ovvero di quelle pratiche volte a nascondere l’impatto socio-ambientale negativo dell’azienda, oppure addentrarsi nelle profondità dell’organizzazione, nei processi produttivi, nelle relazioni tra persone, fino a toccare il core business. In tal caso, l’azienda può arrivare a percepirsi come soggetto al servizio della società, in grado di contribuire, in modo profittevole e innovativo, alla risoluzione delle sfide ambientali e sociali del nostro tempo. Erroneamente, la RSI è talvolta percepita come una scelta antieconomica per l’azienda. Infatti, se la pressione ad investire in RSI viene dapprima dalla consapevolezza che l’impresa ha un impatto al suo esterno, un’azienda è spinta ad investire in RSI perché tali pratiche si traducono altresì in benefici per l’impresa stessa. Ad esempio, avere cura di minimizzare l’impatto socio-ambientale della propria attività economica significa ridurre i rischi aziendali di tipo economico, sociale, ambientale e reputazionale nei confronti di clienti, dipendenti ed investitori. Ancora, investire in RSI significa anticipare eventuali modifiche stringenti alle normative socioambientali anziché adeguarsi con i tempi imposti dalla legge. La Commissione Europea afferma che investire in sostenibilità dà all’azienda un vantaggio competitivo ed è un incentivo all’innovazione. Il profitto è necessario per un’impresa a stare in piedi, ma non è il suo fine, come una persona deve nutrirsi per vivere, ma il suo fine non è mangiare. D’altra parte chi è un imprenditore se non una persona in grado di stimolare il progresso trovando modi nuovi e migliori di fare le cose al servizio dell’umanità? A cura di Marta Avesani
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SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO, PONTE CON LE AZIENDE, PERCORSO PROFESSIONALE