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La diversità come valore: i disturbi dell'apprendimento

 

Intervista a Tiziana Turco, psicologa e formatrice di AID Verona
L’Associazione Italiana Dislessia è un’associazione di promozione sociale senza scopo di lucro.
Si è costituita nel 1997 ed è presente in tutto il territorio nazionale con delle sezioni a livello provinciale. Si compone di quattro categorie di persone: i tecnici (psicologi, neuropsichiatri, logopedisti), gli insegnanti (di ogni ordine e scuola), i genitori, che hanno il peso maggiore, e ultimamente, i ragazzi.

 AID ha tre scopi principali
- sensibilizzare il mondo professionale, gli insegnanti e la pubblica opinione sul problema della dislessia evolutiva; 
- promuovere ricerca e formazione nei diversi ambiti di intervento: servizi sanitari, riabilitativi e scuola;
- offrire agli utenti un punto di riferimento certo e qualificato 
Tutti i soci e le persone che collaborano nell’associazione sono volontari quindi li ringraziamo per il loro tempo e per l’impegno che dedicano a questo.

1. Cosa sono dislessia, disortografia e discalculia? A che età si manifestano?
La dislessia è il disturbo più evidente, riguarda la lettura, la decodifica del testo nei parametri della lentezza o della scorrettezza. La disortografia invece riguarda gli errori commessi nella scrittura, i più classici sono di tipo fonologico, vengono confuse le lettere, oppure di tipo ortografico, le doppie, la punteggiatura,… Relativamente ai disturbi di scrittura oltre alla disortografia c’è anche la disgrafia, riguarda l’atto motorio della scrittura che diventa difficilmente decifrabile non solo per gli altri ma anche per se stessi. La discalculia riguarda la difficoltà nell’operare con i numeri. Tutte queste quattro manifestazioni hanno in comune soprattutto la difficoltà di automatizzare, un’abilità che per gli altri richiede poco impegno e poca attenzione per loro risulta estremamente difficoltosa, lunga e richiede una fatica enorme. Questi disturbi, di natura neurobiologica, si manifestano tutti all’ingresso nella scuola primaria, nel periodo di apprendimento di tutte queste capacità. Ci sono comunque dei segnali precursori che riguardano soprattutto le difficoltà di linguaggio, ad esempio nel fare le rime, giocare con le parole. Se alla fine della classe seconda primaria permangono ancora forti difficoltà nella lettura o nella scrittura si pone la diagnosi di dislessia, disgrafia e disortografia, mentre la diagnosi di discalculia viene fatta più avanti perchè il percorso di apprendimento è più lungo e si stabilizza alla 5 6 fine della terza primaria. Il riconoscimento del disturbo spetta alla scuola ma la diagnosi viene redatta dagli specialisti dell’asl o enti accreditati. Nonostante l’aumento dei riconoscimenti precoci ci sono ancora alunni diagnosticati alla scuola media o superiore. I disturbi possono essere di grado più lieve o più severo e possono presentarsi singolarmente oppure, più facilmente, associati fra loro, c’è qualcuno che li presenta tutti e quattro.

2. Quali ostacoli possono incontrare i ragazzi con DSA?
Presupposto che il loro quoziente intellettivo rientra nella media, sono ragazzini intelligenti che incontrano difficoltà specifiche e circoscritte solamente a questi ambiti, le altre competenze sono indenni. Gli ostacoli riguardano proprio le prestazioni, loro devono impiegare al massimo tutte le energie di cui dispongono perché non hanno automatismo, di conseguenza si stancano molto facilmente, commettono errori e fanno fatica. Tutto ciò risulta particolarmente frustrante perché sono ragazzini intelligenti, sono consapevoli della diversità che li caratterizza, da subito. Non sempre poi trovano un ambiente scolastico favorevole, i genitori stessi hanno delle aspettative legittime perché inizialmente non si capisce a cosa sia dovuta la loro difficoltà. Tutto questo influisce in particolare sull’autostima e sulla motivazione e li pone in una situazione di disagio. Se in classe la diversità fosse vissuta prima dai docenti, perché sono loro il modello degli alunni, come una ricchezza, una differenza che porta del valore non vivrebbero in modo così negativo la loro difficoltà. Fortunatamente questo avviene in molte classi, dove ci sono insegnati sensibili che riescono a creare un buon clima e a far sentire i ragazzi accolti e capiti. Se l’insegnante è inclusivo con l’empatia e l’atteggiamento va bene per tutta la classe, per tutti i suoi alunni.

3. Quali sono le strategie educative che genitori e insegnanti possono mettere in atto per sostenere i ragazzi con DSA? Cosa può fare la scuola per comprendere le loro difficoltà e includerli in un ambiente sereno?
Innanzitutto una scuola per essere inclusiva deve leggere e riconoscere quali sono i bisogni e differenze che caratterizzano i suoi alunni e i diversi stili di apprendimento. L’insegnante deve capire chi ha davanti e poi avere delle competenze non solo relative alla propria disciplina ma anche di tipo pedagogico, metodologico, didattico, di tipo anche organizzativo. Un’insegnante che sa relazionarsi con i suoi alunni li motiva e quindi li predispone all’apprendimento. Dopo di che ci sono moltissime possibilità dal punto di vista delle strategie educative che possono favorire l’apprendimento. In particolare secondo me rispetto ai DSA spostare l’attenzione dal disturbo a quelle che sono le potenzialità che hanno i ragazzi, sono creativi, curiosi, vivaci, hanno delle capacità anche empatiche quindi centrare il discorso solamente sulla difficoltà non vuol dire aiutarli, bisogna usare i loro punti di forza.

4. Oggi la scuola è informata e sensibilizzata su questo tema o bisogna ancora fare dei passi avanti?
Mi occupo del tema da parecchi anni e devo dire che gradualmente c’è stata una estensione enorme della sensibilizzazione, certo è che c’è ancora tanta strada da fare. Quando l’anno scorso è stato fatto il progetto nazionale AID “Dislessia Amica”, percorso di approfondimento sulle tematiche di DSA rivolto agli insegnanti, le partecipazioni sono state 140mila, è stato un lavoro grandissimo che ha raggiunto moltissime scuole questo vuole dire che c’è interesse da parte degli insegnanti. Ovviamente la scuola primaria è il grado di istruzione che ha che ha affrontato per pima questo problema, sono i più informati. Man mano che sono cresciuti i ragazzi anche gli altri ordini di scuola li hanno accolti e si stanno formando, fino all’università. Nel 2010 hanno approvato la legge 170 e questo dà una grande forza, questi ragazzi hanno bisogno di essere motivati, di essere incoraggiati perché sono ragazzi che possono fare e fare molto e quindi bisogna dare loro una prospettiva futura serena e di realizzazione. Per questo abbiamo iniziative anche per i genitori, che hanno bisogno di essere sostenuti, sono un punto di riferimento costante per questi ragazzi.

5. Qual è il vostro motto?
Dis-turbo? Siamo dis? Mettiamo il turbo!


A cura di Rosamaria Provenzale

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO, SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO