Orientamento scolastico: Scegliere in base al proprio Talento
Intervista alla Dott.ssa Antonella Elena Rossi
La Dott.ssa Antonella Elena Rossi è una psicopedagogista e counselor, l'abbiamo intervistata riguardo l’orientamento scolastico, un tema che coinvolge sia i ragazzi che si si stanno avvicinando al momento della scelta post-diploma, sia i più giovani che da poco si sono iscritti alla scuola superiore.
1. Perché al giorno d’oggi i ragazzi hanno molte difficoltà e insicurezze nella scelta del loro percorso formativo? E’ sempre stato così?
È sempre stato difficile, ci sono sempre stati ragazzi che si sono persi nel percorso formativo però quelli di qualche generazione fa avevano più autostima, i genitori erano più normativi mentre ora sono molto più attenti, cercano di non far soffrire i propri figli e quindi eliminano qualunque ostacolo incontrino nel percorso formativo, per questo i ragazzi fanno più fatica a reagire e a capire cosa vogliono. Quando parlo con loro mi rendo conto che il loro problema più grande è proprio la scelta, li mette in grandissima difficoltà, al punto da preferire che qualcun altro scelga per loro. I ragazzi di oggi non si ascoltano, seguono magari un compagno o un genitore e non si rendono conto del talento che hanno, per aiutarli bisogna quindi spingerli a far emergere i propri talenti e le proprie passioni, non dirgli per cosa sono portati. Un’altra cosa che noto è che mentre le vecchie generazioni avevano passione per la musica, per lo sport, passioni vere, i giovani d’oggi le passioni fanno proprio fatica a trovarle.
Le difficoltà potrebbero derivare anche dal fatto che la scelta è più ampia?
Sì la scelta è molto più ampia ma questo dovrebbe facilitarla, visto che è così diversificata dovrebbe essere più facile trovare la propria strada. Manca invece la voglia di scegliere e c’è paura di non essere adeguati e piuttosto di non essere adeguati e sbagliare si sta fermi. Il problema è la società che ha aspettative sui giovani e usa questo ideale della perfezione, i ragazzi vedono gli altri tutti più bravi di loro, sentono di dover arrivare primi ma questo non ha senso. La sfida è con sé stessi non con gli altri, dobbiamo essere noi a sapere dove vogliamo andare e non ci sono strade uguali, ci sono strade adatte a ognuno di noi, una cosa che va bene a un altro non va bene a te.
2. Qual è il significato e il ruolo che svolge l’orientamento scolastico?
Serve non tanto a capire cosa faranno i ragazzi da grandi perché la vita è poi. Una volta tutto era più chiaro, il medico, il professore... c’erano degli orientamenti. Oggi la tecnologia ci sta portando nuove figure professionali, non si sa tra cinque anni quali lavori serviranno alla società. L’orientamento scolastico deve aiutare a trovare il proprio orientamento professionale attraverso l’ascolto di sé stessi, la ricerca della propria autostima e del proprio talento. Il ragionamento da fare non è “Sono bravo in matematica allora scelgo lo scientifico” è piuttosto “Qual è il mio vero talento?”. L’orientamento deve far emergere che tipo di intelligenza e strategia mentale ha il ragazzo.
3. Quali fattori psicologici influiscono sulla scelta? Di questi quali sono dannosi per una scelta corretta? Come si fa una buona scelta?
I fattori psicologici che influiscono sulla scelta sono tantissimi, per esempio quanto una persona riesce a separare le aspettative degli altri dalle proprie. Il primo passo per una buona scelta è una sufficiente autostima, non farsi influenzare dagli altri. Se per esempio il ragazzo è molto bravo a fare e sceglie un istituto tecnico ben venga, la scelta giusta è quella che ci fa arrivare a un lavoro felice non alla ricchezza. La ricchezza è essere felici e fare un lavoro che ci piace, è questo l’obiettivo ultimo di una scelta. Capita di sentire di non aver intrapreso il percorso giusto, è dannoso non ascoltare quella sensazione, per questo a volte è importante anche un riorientamento scolastico.
4. Cosa si può fare per scoprire le proprie attitudini e fare una scelta basata su queste?
Le proprie attitudini non sono l’andamento scolastico, non emergono a scuola ma nell’ambiente esterno, sono le passioni che si hanno fuori. La cosa che dico sempre ai genitori è, finché sono piccoli, di portare i figli al cinema, al museo, di fargli ascoltare musica, provare la fotocamera, è importante che facciano tante esperienze. Questo non significa fare 10 sport contemporaneamente, parlo di esperienze di vita. Più il ragazzo ha avuto stimoli da piccolo, più passioni ha, più saprà quali sono le sue attitudini e quindi qual è la strada che vuole intraprendere.
5. Quali sono i consigli che si sente di dare ai genitori di ragazzi che vogliono cambiare percorso scolastico o universitario?
Il consiglio è interromperlo. Genitori non date consigli, soprattutto del tipo “io al posto tuo…”, è la volta buona che gli fate fare la scelta che va bene a voi come genitori piuttosto che quella che va bene al ragazzo. Fare due o tre sedute con uno psicologo o un orientatore, una persona che è neutra. Se non volete rivolgervi a un esperto state in ascolto, fate parlare i vostri figli, chiedete di raccontarvi cosa sentono e perché vogliono lasciare questo percorso per un altro. Fate in modo che sia il ragazzo ad arrivare alla soluzione, non dategliela voi se no sarà sempre un problema.
6. Qual è il suo motto d’incoraggiamento?
La felicità è una scelta: essere felici di quello che si sceglie.
A cura di Rosamaria Provenzale
19 febbraio 2018