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La ricerca sugli stili cognitivi

 Negli ultimi anni il concetto di stile cognitivo è stato analizzato ampiamente, aprendo un nuovo approccio di studio alle differenze individuali, interessato non solo a indagare se un individuo riesca o meno a risolvere un dato compito cognitivo, ma soprattutto a capire le strade intraprese e le strategie utilizzate per risolvere il compito.

 L’obiettivo di questo contributo è quello di presentare, sinteticamente, alcune delle molteplici proposte presenti in letteratura, confrontando le diverse scuole di pensiero che hanno ritenuto primario un processo cognitivo piuttosto di un altro (percezione, attenzione, ragionamento, memoria, apprendimento, ecc.). La ricerca sugli stili (Bruner, Guilford, Witkin, Sternberg, Antonietti, …), porta ad una prima definizione di stile cognitivo, che lo rappresenta come la modalità di elaborazione dell’informazione che il soggetto adotta in modo prevalente, che permane nel tempo e che si generalizza a compiti diversi. La prova più immediata dell’esistenza di differenze qualitative nei processi cognitivi è evidente osservando come persone, sostanzialmente di equivalenti capacità intellettive generali, affrontino determinati compiti in maniera diversa. Queste variazioni si riscontrano in diversi ambiti: ad esempio, a livello percettivo, alcune persone osservano maggiormente certi elementi dell’ambiente e talune altri; alcuni si soffermano su cose, altri su persone, alcuni su dettagli, altri sull’insieme, sui colori, ecc. Anche a livello di ragionamento vengono utilizzati svariati modi di procedere più o meno sistematici, globali, visualizzanti, legati alla formulazione di ipotesi o all’utilizzo del pensiero ad alta voce. Possiamo quindi affermare che in ciascun individuo si evidenziano delle tendenze nell’utilizzare determinate classi di strategie sia nella percezione della realtà, sia nell’elaborazione delle conoscenze, nei rapporti interpersonali e nell’apprendimento.

È importante che gli studenti conoscano e adottino il loro stile predominante, ma che facciano esperienza di stili diversi imparando a riconoscere le caratteristiche del compito e del materiale; la capacità di riconoscere le situazioni – se confacenti o meno al proprio stile – dipende dal livello metacognitivo della persona. Per valorizzare gli stili di tutti e per promuovere negli studenti la consapevolezza delle proprie caratteristiche cognitive e della necessità di ampliarle, è utile fornire una molteplicità di situazioni stimolo.
Di seguito riporto principali stili cognitivi analizzati in letteratura:
- Stile dipendente/indipendente dal campo, riguarda l’astrazione dell’informazione.
- Stile verbale/visuale, pur essendo trasversale a vari compiti cognitivi, si esplica maggiormente a livello di memoria.
- Stile convergente/divergente, coinvolge i processi di pensiero e di memoria.
- Stile sistematico/intuitivo, riguarda il modo di classificare e formulare ipotesi da parte di un individuo. Si riferisce al ragionamento, cioè al modo in cui il soggetto perviene all’individuazione di una regola o di un criterio di classificazione.
- Stile impulsivo/riflessivo, si basa su tempi decisionali e riguarda i processi di valutazione, decisione e pianificazione nella risoluzione di un compito cognitivo particolarmente difficile.

Una diversa modalità d’approccio ai vari stili ci è data da Sternberg attraverso la teoria dell’autogoverno della mente, che propone un parallelo tra il modus operandi dei governi e quello che caratterizza le modalità di elaborazione cognitiva delle persone: come le società hanno bisogno di governarsi per poter agire nel mondo, così gli individui devono disciplinare le proprie risorse, organizzare le proprie vite e porre priorità su ciò di cui si devono o non si devono occupare. I governi, per poter operare, devono svolgere funzioni diverse (legislativa, esecutiva, giudiziaria), utilizzando diverse forme (monarchica, gerarchica, La ricerca sugli stili cognitivi oligarchica, anarchica), diverse sfere (interna, esterna), diversi livelli (globale, analitico) e propensioni diverse (radicale, conservatore).
- Stile legislativo: riguarda persone che amano decidere da sole cosa fare e come farlo e preferiscono non avere a che fare con problemi già pre-strutturati.
- Stile esecutivo: interessa quelle persone che applicano volentieri le regole e trovano piacere nel portare bene a termine un compito assegnato, dopo aver ricevuto istruzioni riguardo a cosa fare e come farlo. 
- Stile giudiziario: chi adotta questo stile ama valutare regole e procedure. 
- Stile monarchico: riguarda persone risolute che si lanciano completamente su un interesse. Tendono a essere motivate da un solo obiettivo o da un solo bisogno alla volta.
- Stile gerarchico: le persone che utilizzano principalmente questo stile hanno una gerarchia di obiettivi e riconoscono la necessità di stabilire delle priorità, dato che non tutti gli obiettivi possono essere sempre raggiunti o raggiunti in modo soddisfacente. Queste persone tendono ad essere organizzate e sistematiche nella risoluzione dei problemi e nel prendere decisioni, anche se possono essere concentrate a tal punto sui vari elementi della gerarchia da non riuscire a prendere una decisione.
- Stile oligarchico: interessa le persone che desiderano fare più di una cosa nella stessa cornice temporale, ma diversamente da quelle gerarchiche tendono ad essere motivate da numerosi obiettivi, spesso in competizione tra loro, di uguale importanza percepita. Spesso si sentono sotto pressione di fronte alle numerose e contemporanee cose da fare. Tuttavia, se viene loro fornita una guida rispetto alle priorità dell’organizzazione in cui operano, possono diventare persino più efficaci degli altri.
- Stile anarchico: le persone che adottano questo stile tendono a respingere i sistemi, soprattutto quelli rigidi. Hanno una grande potenzialità creativa: l’orizzonte delle cose che considerano è particolarmente vasto, di conseguenza possono scorgere soluzioni ai problemi che tutti gli altri trascurano.
- Stile globale: riguarda le persone che preferiscono avere a che fare con questioni relativamente vaste e astratte, che non amano i dettagli e preferiscono “vedere la foresta piuttosto che gli alberi”.
- Stile analitico: interessa le persone che amano lavorare con i dettagli e che sono orientate agli aspetti pragmatici delle situazioni.
- Stile interno: riguarda le persone che sono tendenzialmente introverse nei confronti del mondo esterno e che amano lavorare da sole. 
- Stile esterno: riguarda le persone che risultano estroverse, espansive e orientate alla gente.
- Stile radicale: le persone che utilizzano principalmente questo stile si trovano a loro agio quando vanno al di là delle regole e delle procedure esistenti, favoriscono il massimo cambiamento e ricercano situazioni nuove che possono anche presentare una certa incertezza e ambiguità.
- Stile conservatore: interessa le persone a cui piace conformarsi alle regole e alle procedure esistenti, privilegiando il minimo possibile di cambiamenti.

Rispetto al parere espresso da altri studiosi, Sternberg ribadisce che ciascun individuo è caratterizzato dall’insieme di più stili, che possono variare a seconda del compito, dell'età ed in relazione all’ambiente culturale di appartenenza. Gli stili possono, quindi, cambiare non solo perché cambiano le risorse disponibili, ma anche perché cambiano noi stessi: molte persone con l’età modificano i propri stili di pensiero. Poiché gli stili di fatto cambiano durante il corso della vita, è importante sapere che il modo in cui pensiamo adesso può non essere quello in cui penseremo fra dieci o cinque anni, e probabilmente risulta diverso dal nostro modo di pensare di dieci o cinque anni fa! In un altra edizione avremo modo di approfondire ulteriormente questi concetti, affrontando anche l'ambito degli stili di insegnamento.

A cura della Dott.ssa Sabrina Lazzeri
Consulente di orientamento

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO, ATTIVITÀ EXTRA CATEGORIA