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Vuoi fare l’editor? Il lavoro che “cura” i contenuti, raccontato da chi lo fa

Intervista con la editor Susanna Pedone che racconta: “Per fare questo mestiere servono cultura, specializzazione, pazienza e umiltà”.

Precisione, preparazione e intuizione. Questi ma non solo gli ingredienti di chi svolge l’affascinante professione di editor. Parliamo di un lavoro menzionato spesso ma di cui non sempre si conoscono correttamente le mansioni e le caratteristiche. C’è infatti chi lo confonde con il copywriter o addirittura con il giornalista ma si tratta di ruoli completamente diversi.

Per conoscere al meglio questa figura ci confrontiamo con una professionista del settore, Susanna Pedone, che svolge il proprio lavoro con meticolosità e passione permettendo ad articoli e libri di spiegare le ali. Dopo aver conseguito una laurea specialistica in Discipline Semiotiche, Susanna ha frequentato un master in editoria approdando poi alla professione di editor. “Attualmente collaboro con giornali online e service - racconta - I miei clienti principali sono “Senza Filtro” e la casa editrice Hoepli, per cui mi occupo in particolare di libri legati al web a tutto tondo e del magazine di COMM, la community di autori e lettori”.

A proposito del ruolo ricoperto dall’editor, ci fornisce subito dei preziosi chiarimenti: “Editor è un termine ombrello che copre un’ampia gamma di funzioni. In una casa editrice segue un progetto editoriale, dalla creazione alla stampa. Nella sua accezione più stretta, anche chi rilegge professionalmente un libro è chiamato editor (redattore)”. Approfondiamo le differenze con altre figure: “Diversamente dal correttore di bozze, che corregge solo gli errori di grammatica o battitura, l’editor guarda il testo con uno sguardo analitico, scova eventuali incongruenze o problemi di contenuto, si confronta con l’autore per apportare migliorie o tagli di parti superflue”.

Susanna ha iniziato a svolgere questo mestiere nel 2009. Le chiediamo: quando e come hai capito che volevi fare la editor?

“Durante l’università ho cominciato a leggere i saggi di Umberto Eco: scoprendo il suo lavoro, e anche grazie al “Pendolo di Foucault”, mi sono resa conto che non avevo alcun talento per la scrittura, ma che mi sarei innamorata del mestiere di redattore. Così è stato”.

A chi volesse fare il tuo mestiere che tipo di percorsi formativi ed esperienziali consiglieresti? “Innanzitutto consiglio di studiare l’italiano e di specializzarsi in una disciplina (tecnica, scientifica o umanistica) e, se non si ha la possibilità di iniziare subito con uno stage o tirocinio, scegliere un percorso di formazione in ambito editoriale”.

Quali sono secondo te i principali "ingredienti" che devono far parte del bagaglio professionale di un/una buona editor?

Cultura generale e insieme specializzazione, pazienza, umiltà. Le prime due aiutano a collocarsi nel mercato del lavoro: senza un’ottima conoscenza dell’italiano scritto non vai da nessuna parte, ma l’esperienza e lo studio di un settore specifico e quindi del suo gergo possono aiutare a farsi strada. Pazienza e umiltà servono a ricordare che non sei tu l’autore e quindi, con qualche eccezione e a meno di clamorosi errori, imporre il tuo punto di vista sulla scrittura è un errore”.

Riguardo invece agli ostacoli finora incontrati in questo percorso professionale e alle soddisfazioni più grandi, che cosa ci puoi dire?

“Credo che in Italia non sia facile, per le persone della mia generazione, lavorare in un campo senza avere amici o familiari nel settore. Nell’editoria ancora di più. Non è stato semplice avere delle occasioni per costruire la mia professionalità. Le soddisfazioni più grandi? Devono ancora arrivare” conclude con un sorriso.

Focalizziamoci sul rapporto che la figura dell’editor detiene con il mercato del lavoro: una tua riflessione schietta.

“Di lavoro sottopagato, tutto sommato, se ne trova. Riuscire a viverci non è semplice, conosco tante persone che hanno cambiato settore o che hanno accostato il lavoro di editing dei testi a quello di copy, di impaginazione, di ghost writing per guadagnare meglio. Io stessa negli anni ho avuto periodi in cui mi sono occupata di cose parallele, non esattamente di redazione editoriale”.

Tutti i lavori sono minacciati dai cosiddetti luoghi comuni. Anche l’editor deve vedersela con alcuni che scaturiscono proprio da chi scrive i libri e Susanna ci spiega quali sono e perché sia importante un lavoro preventivo di confronto con autori e autrici. “Un luogo comune è rappresentato dal pensiero: “Io sono uno scrittore bravissimo, non ho bisogno di farmi correggere.” Il processo di scrittura è molto più complesso di quanto sembri, il passaggio tra il pensiero e la frase scritta è ricco di insidie, dal semplice refuso alla tendenza a complicare l’espressione con frasi inutilmente lunghe e verbose. Avere un occhio esterno esperto è un modo per vedere cose che da soli non scorgiamo. Un altro luogo comune è: “Sono cose di cui non frega a nessuno, l’importante è la sostanza. Molti nemmeno li vedono, gli errori, e del resto li fanno tutti.” Certo, un buon contenuto è un buon contenuto. Ma nel mondo in cui viviamo, strapieno di buoni contenuti, sono i dettagli a fare la differenza”.

Non mancano i giudizi affrettati durante un processo lavorativo: “Ma quanti errori ci sono in questo libro, nessuno l’ha riletto prima della pubblicazione?” si sente dire. Può essere, ma bisogna tener conto che il processo di rilettura è come un setaccio. Questo ha un’importante implicazione: più errori ci sono in partenza, più giri di bozze saranno necessari per eliminarli tutti”.

 

Insomma, i luoghi comuni non mancano nemmeno in questo ambito: “Per questo a chi vuole scrivere un libro e mi contatta per una consulenza dico sempre che impostare correttamente a monte la stesura è l’unico modo per evitare disastri, posto che è davvero difficile uscire senza errori dopo una sola revisione. Specialmente per gli scrittori agli esordi farsi seguire fin dall’inizio, e non cercare un editor quando si crede che il libro sia quasi pronto, è fondamentale”.

                                                                                                                                                                                                           Sara Bellingeri

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