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Veneto: l’occupazione risente del COVID-19 ma non mancano spiragli positivi

11.500 posti di lavoro in meno a livello regionale. L’analisi di Veneto Lavoro aggiornata ad ottobre e alcuni dati di Coldiretti a proposito dell’attività agrituristica.

La pandemia da coronavirus è definita ormai non solo un’emergenza sanitaria ma di riflesso anche economica e sociale. Gli ambiti non possono essere divisi per scompartimenti stagni e l’effetto domino è tangibile. Parlare di lavoro resta quindi fondamentale per comprendere la portata della situazione attuale. A venirci in aiuto sono ancora una volta i dati forniti da Veneto Lavoro che puntano la lente d’ingrandimento su questa prima fetta di autunno, con un’Italia frammentata per colori che cambiano a loro volta a seconda dei peggioramenti o miglioramenti della condizione sanitaria.

Focalizzandoci sugli aggiornamenti di ottobre, il mercato del lavoro regionale denota una perdita di circa 11.500 posti di lavoro. “Il risultato è comunque migliore rispetto a quello registrato dodici mesi prima (-16.000 posizioni lavorative) e consente di ridurre ulteriormente il differenziale rispetto al 2019, ora pari a 38.600 posti di lavoro in meno esplicita la nota di Veneto Lavoro.

Anche rispetto alle previsioni dei mesi scorsi, il contesto economico appare migliorato, allo stesso tempo permane l’incertezza dovuta alla situazione. I numeri rilevati devono essere inoltre analizzati tenendo conto delle misure assunte dal Governo, tra queste il blocco dei licenziamenti oltre all’applicazione della cassa integrazione. A pesare negativamente è il forte forte calo delle assunzioni che “nel secondo trimestre dell'anno si erano ridotte del 47% rispetto al 2019, salvo poi ridurre il gap al -8% nel terzo trimestre e riallargare la forbice al -13% nel mese di ottobre” scrive Veneto Lavoro.

Il settore più martoriato resta quello del turismo con un 39% della perdita occupazionale complessiva, pari a circa 15.000 posizioni di lavoro. A infierire è il drastico calo di arrivi (-60%) e di presenze (-56%) nelle strutture ricettive venete. Ponendo in particolare l’attenzione sugli agriturismi, abbiamo conferma del colpo inferto dalla situazione attuale su quest’ultimi. Ad approfondire il tema il recente comunicato stampa di Coldiretti Veneto: “Gli agriturismi - sottolinea Diego Scaramuzza presidente regionale di Terranostra (associazione agrituristica di Coldiretti) - sono realtà duramente colpite dalla crisi generata dalla pandemia. Ammontano a 30 milioni al mese le perdite sostenute dalle 1.400 aziende agrituristiche venete a causa delle limitazioni agli spostamenti, secondo le analisi di Campagna Amica”.  

Altri settori in sofferenza dal punto di vista dei posti di lavoro sono anche quelli del metalmeccanico (-5.000), della logistica (-3.800), del commercio all'ingrosso e al dettaglio (-3.700) e nell'occhialeria (-1.300). Dal punto di vista delle assunzioni i settori più in affanno nel corso del 2020 sono l'occhialeria (-66%), la concia (-41%) e il turismo (-40%).

In questo ventaglio di situazioni non mancano dati positivi e in alcuni casi anche sorprendenti. Il settore dell’istruzione guadagna 1.300 posizioni di lavoro e l'ingrosso-logistica circa 700. Il settore dell’editoria e della cultura offre un quadro più luminoso “grazie alle oltre 2.000 assunzioni registrate in ottobre, soprattutto a Venezia e per il lancio di alcune iniziative culturali temporanee, riduce al -30% il gap con il 2019”, annota Veneto Lavoro.

Differenti gli andamenti occupazionali a seconda delle province, tutte comunque accomunate da un peggioramento rispetto al 2019, come illustrano chiaramente i dati di Veneto Lavoro. Ottobre con saldo positivo per Vicenza (+492) e Padova (+486). Pollice in basso invece per Verona con -8.509 posti di lavoro, -3.250 a Venezia, -568 a Belluno, -163 a Rovigo e -45 a Treviso. Riguardo alle assunzioni queste diminuiscono maggiormente a Venezia (-17%), Rovigo (-15%) e Verona (-14%).

Infine un dato interessante rivela come siano diminuite le dichiarazioni di immediata disponibilità e dunque il numero di ingressi in disoccupazione. “Nei primi dieci mesi dell'anno ne sono state presentate 102.000 - spiega Veneto Lavoro - il 13,5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, nel solo mese di ottobre poco meno di 13.000 (-28%)”. Meno necessità di lavoro? Tutt’altro: a influenzare questo calo è l'aumento del numero di scoraggiati che hanno rinunciato a cercare un lavoro e come anticipato prima, il blocco dei licenziamenti. Una situazione che vedrà diversi aggiornamenti e che rivelerà sull’occupazione dati più netti terminate le misure. Tutto questo senza dimenticare che l’occupazione resta una delle emergenze trascinate dalla pandemia del 2020 e che necessita più che mai di interventi concreti. 

                                                                                                                                                                                                               Sara Bellingeri 

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