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“Scuola in Ospedale”: oltre 20 anni all’insegna dell’inclusione didattica

 
Educazione e cura al centro del progetto attivo all’ospedale Borgo Trento di Verona e destinato a bambini e ragazzi ricoverati. Per l’occasione abbiamo intervistato la dirigente Lidia Marcazzan e il coordinatore Antonio Sparacino. 
 
Creare un ponte di continuità e pari opportunità dove sapere e relazione formano un connubio da coltivare giorno dopo giorno. Questa la linfa che nutre “Scuola in Ospedale”, progetto nato e cresciuto a Verona diventando un esempio virtuoso per la didattica in generale e anche pioniere sul fronte della didattica a distanza. Costituita ufficialmente nel 1999, non ha mai perso la capacità di sapersi rinnovare per venire sempre più incontro ai destinatari per cui è stato creato: bambini e ragazzi ospedalizzati. Tutto questo tutelando in pieno il loro diritto all’istruzione e all’inclusione.
 
Attiva all’interno dell’ospedale della “Donna e del Bambino” di Borgo Trento, l’iniziativa coinvolge un’ampia fascia d’età e permette di salvaguardare l’anno scolastico garantendo lo svolgimento del programma e la possibilità di accrescere la propria formazione come gli altri coetanei. Vera e propria scuola pubblica, il progetto ha elaborato anche proposte ludico-didattiche per bambini della materna in modo da alleggerire il periodo di ricovero.
 
 “La Scuola in Ospedale ha una lunga tradizione di insegnanti pionieri che hanno sentito la necessità di spostarsi fisicamente all’interno delle strutture ospedaliere creando una sezione - racconta la dirigente Lidia Marcazzan - Sono molto orgogliosa di guidare questo progetto in cui sono coinvolti docenti che vivono il loro lavoro come una missione che unisce educazione e cura, colorando la vita di tante famiglie.”
 
Una cura ad ampio senso, che permette di sviluppare aspirazioni e interessi di numerosi ragazzi e bambini che si confrontano con il complesso vissuto della malattia. Sono diversi i reparti raggiunti dal servizio e che riguardano ambiti di cura rivolti, ad esempio, alla fibrosi cistica, ai disturbi e alle disabilità attinenti all’area della neuropsichiatria infantile, le leucemie. Nel reparto vengono ospitati anche bambini provenienti da altre parti d’Italia e dall’estero, compresa l’area di Chernobyl per interventi di midollo osseo.
 
Empatia e percorsi personalizzati per garantire inclusione formativa
 
Nessuna improvvisazione per un lavoro delicato e importante che ha la grande responsabilità di veicolare formazione e confronto relazionale durante una fase che convive con difficoltà di salute. “Per questi insegnanti è prevista una vera e propria specializzazione che coinvolge anche temi relativi alla neuropsichiatria infantile oltre alla didattica smart che ora viene fornita con la didattica a distanza. Hanno precorso i tempi” evidenzia la dirigente.
 
Empatia e sensibilità si configurano come ingredienti indispensabili per gestire al meglio questa mansione: “I nostri docenti si inseriscono in punta di piedi in un percorso sanitario dove la priorità è e resta la salute del bambino e quindi le terapie. Dai docenti viene così garantita massima flessibilità su tempistiche e frequenza. Grande attenzione viene data anche all’aspetto psicologico dell’alunno ricoverato, avendo cura di capire quando è affaticato e quando si può invece puntare sul suo potenziale”.
 
La parola chiave è personalizzazione, un’esigenza quanto mai sentita nella scuola in generale e che rende il progetto ancora più esemplare. In pratica si tiene conto delle difficoltà valorizzando al contempo i punti di forza per farli brillare in sintonia con quelle che sono le attitudini dello studente o della studentessa con cui ci si rapporta.
 
Le fondamenta di tutto questo trovano linfa nel lavoro di rete che mette sul podio d’attenzione la sinergia tra famiglie, docenti, medici e psicologi. Non mancano inoltre figure come quelle dei mediatori culturali e linguistici che aiutano ad abbattere qualsiasi tipo di barriera per favorire ancora di più l’inclusione formativa e sociale. “C’è un continuo lavoro di aggiornamento e scambio tra i docenti che operano della struttura ospedaliera e quelli del team dell’istituto scolastico da cui provengono i ragazzi in modo da rendere il percorso integrato ed efficace” sottolinea Lidia Marcazzan.
 
Emblematico infine il traguardo relativo all’estensione del progetto alle scuole superiori: “Grazie all’azione di Albino Barresi, direttore dell’ufficio scolastico provinciale, l’organico docenti ora copre anche questa fascia d’età che necessita di preparazione specifica.”
 
Pionieri della didattica a distanza
 
Il lavoro vissuto con passione e come missione. La conferma ci arriva dalle parole di Antonio Sparacino, uno dei docenti della “Scuola in Ospedale” oltre che coordinatore del team. Antonio insegna arte e si occupa di arteterapia permettendo ai suoi studenti di esprimere sogni e paure attraverso il canale artistico. “Cerchiamo di spezzare la drammaticità creando un ponte con la realtà esterna” racconta con entusiasmo.
 
All’attivo tante iniziative tra cui un laboratorio artistico itinerante e anche l’avvio, lo scorso anno, di un progetto multimediale in collaborazione con il dott. Leonardo Zoccante, neuropsichiatra infantile, dal titolo “Generazioni sempre connesse”. Iniziativa lungimirante visto che ha portato all’installazione, nella struttura ospedaliera, di monitor e impianti audio che permettessero un’interazione in tempo reale con la classe di provenienza dei ragazzi ospedalizzati, insegnanti inclusi. Le videochiamate consentono anche la condivisione istantanea di testi e ed elaborati, spezzando il senso di lontananza. Un’inclusione che travalica i confini: “Siamo riusciti a far sostenere gli esami di terza media: una bella soddisfazione che riguarda il mantenimento dell’integrazione con il resto della classe, uno dei nostri principali obiettivi”.
 
L’emergenza sanitaria Covid-19 ha richiesto un cambiamento anche nell’ambito della “Scuola in Ospedale” dove ora, per motivi di precauzione, viene attivata la didattica a distanza. Tutto questo con la marcia in più di aver creato in anticipo i presupposti sia tecnici che organizzativi oltre che umani per mantenere salda la continuità. A prova di studente.
                                                                                                                                                             Sara Bellingeri
 

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