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COSP VERONA: PERCORSI DI INCLUSIONE ALLA SCOPERTA DELLE ABILITA'


Parliamo del progetto ORIENTA-ATTIVA-MENTE che ha dato vita anche ad esperienze rivolte a ragazzi diversamente abili che si sono messi in gioco in contesti lavorativi. “Un percorso inclusivo può tramutarsi in un’importante opportunità di lavoro” racconta la sociologa Marita Graziani di COSP.
L’inclusione come canale di autostima e scoperta delle abilità, superando gli steccati di preconcetti e timori. Questo l’intento che ha abbracciato ogni singola tappa del percorso inclusivo, facente parte del progetto ORIENTA-ATTIVA-MENTE VERONA CENTRO, destinato anche a ragazzi diversamente abili. Protagonisti indiscussi Jennifer e Davide, entrambi di 18 anni e con così tanta voglia di mettersi in gioco da riuscire a scardinare gli stereotipi riguardanti la propria disabilità, a testimonianza che in ognuno di noi esistono preziose competenze che non aspettano altro che di essere scoperte. Basta solo avere l’opportunità giusta.
L’iniziativa ha trovato la sua forza in un virtuoso lavoro di rete che ha visto coinvolti COSP Verona - Comitato provinciale Orientamento Scolastico Professionale, responsabile del progetto ORIENTA-ATTIVA-MENTE, insegnanti, famiglia e i giovani stessi.


A raccontarci con entusiasmo i risvolti positivi di questa esperienza è la referente dell’orientamento per COSP Verona, la sociologa Marita Graziani: “Il nostro obiettivo era quello di sviluppare le competenze dei due ragazzi partendo innanzitutto dai loro interessi: primo aspetto da considerare in un percorso di orientamento. Questo ci ha permesso di esplorare un bisogno importante. Solo così abbiamo potuto scoprire abilità sorprendenti: Jennifer e Davide hanno infatti dimostrato di essere molto in gamba”.
Il percorso è stato caratterizzato da 8 ore di orientamento seguito da altre 30 di attività vera e propria sul campo. “Abbiamo sì tenuto conto delle difficoltà determinate dalla condizione di disabilità ma non ci siamo focalizzati su queste - evidenzia Marita Graziani - Abbiamo guardato oltre valorizzando le abilità esistenti. Dispiace che spesso ai ragazzi con disabilità vengano proposte attività preconfezionate con l’esito di arrivare a fare cose che a loro magari non interessano. Il tema della motivazione non va mai dimenticato: vale per chiunque”.

Inclusione: luoghi comuni sulla disabilità messi KO
Esperienze che danno voce a competenze. Addentrandoci nel vivo del percorso scopriamo che Jennifer, che ama molto la scienza e il contatto con i bambini, ha trovato la sua collocazione ideale in un luogo fervido di socialità e promozione culturale: il Children’s Museum di Verona. Qui ha potuto mettere a frutto le sue abilità sociali, la sua dialettica e la capacità empatica. Davide, dotato di capacità di risolvere i problemi e grande precisione, si è invece confrontato con l’attività di supporto alla cura degli animali nell’ambito della fattoria del Parco Natura Viva e poi in un maneggio.
“Siamo tutti diversamente abili: ognuno di noi ne è conferma - spiega Marita Graziani - Siamo bravissimi in alcune cose, negati in altre: esistono delle naturali predisposizioni. L’ottica dell’orientamento è anche far emergere abilità tutte quante diverse: così è successo con Jennifer e Davide. Jennifer, ad esempio, si è dimostrata bravissima nel far sperimentare ai bambini attività con il tema della scienza. Questo ci ha permesso di rilevare competenze trasversali e spendibili anche in altri contesti. Un percorso inclusivo può infatti tramutarsi in un’importante opportunità di lavoro”.
Inclusione che fa rima con soddisfazione, come ci conferma Jennifer stessa: “Questa esperienza mi è piaciuta tanto e mi sono trovata benissimo con le ragazze che lavorano al museo e le scolaresche. Mi piace molto spiegare la scienza ai bambini, soprattutto i colori e far vedere loro la stanza della luce. Ho avuto la possibilità di stare sia nel laboratorio dove si fanno i lavoretti che al museo. I ricordi più belli sono quelli con i bambini, di tutte le età: soprattutto i più piccoli, della scuola materna, erano molto curiosi e chiedevano il mio aiuto per rispettare le regole”. Una positività confermata dalla madre Laura: “L’ho vista soddisfatta e felice: per Jennifer è stata una bella occasione per dimostrare quanta sensibilità abbia. Spero davvero si possa riprendere”.

Il percorso, che ha avuto le caratteristiche peculiari di un’alternanza scuola-lavoro, è stato purtroppo interrotto a causa dell’epidemia di Coronavirus ma i referenti si augurano di poterlo riprendere in autunno.

Percorsi che guardano al futuro
Non esiste un domani lavorativo senza una vera inclusione costruita giorno per giorno, all’insegna della valorizzazione dell’autonomia e delle capacità. Riflettiamo così sui risvolti positivi che i percorsi inclusivi hanno non solo sui ragazzi coinvolti e le loro famiglie ma anche sulla società in generale. “L’autostima è il primo riflesso sia per i giovani che per i loro genitori che vedono un riconoscimento - spiega Marita - Abbiamo voluto ridare dignità a competenze che spesso non vengono colte. Solo così si può offrire una rilettura della disabilità che punti non a ciò che manca bensì a ciò che è bello ed esistente. Nei confronti dei ragazzi con disabilità c’è sempre molta protezione. Non dobbiamo dimenticare che diventeranno adulti. L’inclusione è la base di ogni percorso sociale, lavorativo e formativo”.
Un percorso può dirsi costruito su misura se vive della sinergia tra le persone che lo compongono, come ci conferma anche Michela Costantini, insegnante di sostegno: “È grazie alla piacevole collaborazione con Marita e COSP Verona se abbiamo trovato la realtà giusta affinché Jennifer potesse intraprendere un'esperienza più che positiva. Al quarto giorno di presenza, Jennifer aveva già trovato il suo posto all'interno del Children's Museum prendendo parte alle visite guidate delle scolaresche e spiegando alcuni dei principi scientifici che regolano le attrazioni del museo. Alla chiusura dei plessi scolastici a causa dell'emergenza Covid-19 la sua prima preoccupazione non è stata "Quando torneremo a scuola?" piuttosto "Quando potrò iniziare di nuovo con al museo?"

Chiediamo infine a Jennifer quale sia il suo sogno nel cassetto: “Sicuramente lavorare nel museo: là ho interagito bene con tutti e mi trovavo bene ogni giorno”.
                                                                                                                                                               

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            Sara Bellingeri

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