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AAA...problem solving cercasi!

La risoluzione dei problemi è una delle competenze trasversali più richieste in ambito professionale. Scopriamo insieme in che cosa consiste e quali sono le sue applicazioni.

Non passano mai di moda, sono molto ricercate e stanno bene su tutti: parliamo delle competenze trasversali. Le competenze trasversali sono per definizione quelle capacità applicabili e utili sia a contesti che a compiti differenti. Al contrario di quelle specifiche, riguardanti un determinato settore lavorativo o una particolare mansione, si configurano come caratteristiche che abbracciano i più svariati ambiti. Da qui la loro trasversalità così tanto richiesta e apprezzata proprio perché rappresenta un ingrediente di base utile a valorizzare tutti gli altri.

Una tra le competenze più richieste è indubbiamente quella del problem solving, tradotto: risoluzione dei problemi. Soprattutto in un contesto di lavoro che presenta forti connotazioni progettuali e organizzative, questa si configura come una competenza fondamentale. In generale risulta comunque essere una capacità preziosa per mansioni e settori di diversa tipologia. Definibile come attività del pensiero, viene spesso menzionata nelle lettere di presentazione, nel curriculum vitae e negli stessi annunci di lavoro. Ma siamo davvero sicuri di sapere che cosa sia esattamente?

Il problem solving viene spesso erroneamente identificato con l’intero processo di risoluzione del problema quando in realtà ne rappresenta solo l’ultima parte di tre. Nel linguaggio comune la dinamica è stata in qualche modo semplificata e con la dicitura problem solving si vuole intendere niente meno che la somma di tutte le fasi.

Fatta questa premessa, addentriamoci nello specifico e scopriamo la prima fase: l’individuazione del problema. Prima di arrivare a una soluzione occorre intercettare esattamente ciò che non va. Aspetto tutt’altro che banale se non si vuole incorrere nel rischio di investire energie e risorse nella soluzione di un falso problema, con il risultato di ritrovarci daccapo con quello reale. Quante volte ci è capitato di focalizzare l’attenzione sul lato innocuo o secondario di una questione con la fastidiosa sensazione di venire continuamente depistati? Soltanto dopo che il problema protagonista è stato concretamente individuato è possibile definirlo. Arriviamo così alla seconda fase: la formulazione del problema. Questa consente di togliere tutta quella parte “vaga” e nebulosa che ci impedisce la risoluzione vera e propria. Per inquadrare il problema è necessario il cosiddetto pensiero critico, l’insieme di processi mentali che ci permettono di raggiungere il giudizio.

Una parte importante del pensiero critico è rappresentata dal superamento dei pregiudizi. Un passaggio indubbiamente faticoso perché ci richiede l’abbandono di convinzioni spesso cristallizzate nel tempo oltre a un atteggiamento umile e all’autentica voglia di confrontarsi con il nuovo. Si tratta di una vera e propria messa in discussione, come diceva Albert Einstein: “Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha generato”.

Non dimentichiamo infine il grosso lavoro di formulazione delle ipotesi di soluzione al problema. Soluzioni che vanno valutate e selezionate perché soltanto facendo un’attenta scrematura potremo raggiungere quella finale, ossia la miglior risposta al problema. Ma prendere una decisione può diventare per molte persone un problema stesso perché pone dubbi e scelte nette.

Approdiamo finalmente alla risoluzione vera e propria: il nostro traguardo. Certo, più facile a dirsi che a farsi se pensiamo ai diversi problemi in cui possiamo imbatterci nel nostro percorso lavorativo. Non per niente quella del problem solving è una competenza che viene richiesta in ogni ambito, da quello scientifico a quello relazionale e non da ultimo educativo. A prova di trasversalità e anche necessità.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Sara Bellingeri

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