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DIDATTICA A DISTANZA: LA SCUOLA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS


Esempi virtuosi, difficoltà e prospettive di un nuovo modo di insegnare. Abbiamo parlato di tutto questo con Flavio Filini, dirigente dell’Istituto “Copernico-Pasoli”: “Questa è l’occasione per ripensare la didattica in generale”.
La campanella suona ma non a scuola bensì a casa! Parliamo di didattica a distanza, ormai entrata nel nostro linguaggio quotidiano dopo la chiusura delle scuole determinata dell’emergenza sanitaria del Covid-19. La didattica a distanza permette di “mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza, combatte il rischio di isolamento e di demotivazione” scrive la nota del MIUR del 17 marzo scorso.


Obiettivi importanti che s’intrecciano ad esperienze virtuose ma anche a diverse difficoltà. Di punto in bianco docenti e alunni si sono infatti trovati a dover gestire un canale di confronto diverso dal solito e che non può sostituire totalmente l’atmosfera dal vivo. Sono quindi state adottate diverse modalità tra cui videoconferenze, video-lezioni, chat di gruppo, trasmissione di materiali didattici attraverso il caricamento su piattaforme digitali. Ci sono inoltre indicazioni su ciò che può portare al consolidamento di contenuti, ad esempio: letture di libri, visione di film e documentari, ascolto di musica.
Come per ogni novità piombata all’improvviso non mancano all’appello disagi, insoddisfazioni, lacune ma anche intuizioni, voglia di mettercela tutta, sorprese positive. Un unico prisma che rivela diverse sfumature, tante quante lo sono i protagonisti della scuole dove al centro deve, o almeno dovrebbe esserci, l’interazione tra docenti e studenti.
Per conoscere più da vicino questa esperienza ci siamo così confrontati con chi la vive ogni giorno, con entusiasmo e voglia di migliorare. A rilasciarci l’intervista è Flavio Filini, dirigente dell’Istituto d’istruzione superiore “Copernico - Pasoli”, fiore all’occhiello del territorio veronese che conta più di 1.700 tra studenti e studentesse. L’istituto nasce dall’accorpamento di due scuole: il Liceo Scientifico e Linguistico “Niccolò Copernico” e l’Istituto Tecnico Economico “Aldo Pasoli”.


Professor Filini, come tutte le altre scuole state sperimentando la didattica a distanza: qual è il suo riscontro dopo questo primo periodo?
“Posso dire che ciò che rende la didattica a distanza più efficace è l’utilizzo di diversi strumenti. I nostri insegnanti affiancano spesso alla video-lezione delle brevi parti registrate. Sono state, inoltre, organizzate interrogazioni con videochiamata in diretta o videoconferenza ristretta così da mettere a proprio agio gli alunni che magari non se la sentono di essere interrogati davanti a tutto il resto della classe. Anche i riscontri da parte dei ragazzi finora sono stati molto positivi.”


Quali sono le difficoltà maggiori finora incontrate: derivano da questioni di carattere tecnico o dal dover in generale supplire a qualcosa di incomparabile come la presenza fisica?
Le questioni sono varie. Ci sono, ad esempio, docenti bravi e dotati già da tempo di competenze tecniche per il tipo di materia che insegnano. Altri docenti, sempre molto bravi nella loro materia, devono invece riorganizzare il loro metodo di insegnamento sulla base di questi strumenti. Per fortuna non è mancato il supporto dei primi nei confronti dei secondi, permettendo di rispondere alle difficoltà. Il problema grosso resta l’adattamento rispetto alla materia che si deve insegnare, noi ne abbiamo di molto diverse. Pensiamo a un esempio su tutti: educazione fisica. Il nostro docente ha preparato dei filmati da mettere a disposizione dei ragazzi per fare stretching a casa e anche la scuola di Tai Chi locale ci ha dato un supporto regalandoci materiale prezioso.”


Qualcosa che invece manca ancora?
“Mi piacerebbe che venisse valorizzata al massimo la potenza di questi strumenti tecnologici a favore della condivisione del sapere. Abbiamo un valore creativo enorme, con lezioni che sono vere e proprie conferenze: sarebbe bello poter raggiungere anche a classi geograficamente lontane. Vorrei aprire la possibilità ad altri pubblici, favorendo il confronto. I sistemi e le piattaforme per farlo non mancano.”


Parliamo dell’inclusione didattica degli studenti e delle studentesse con disabilità. Avete delle esperienze al riguardo?
“Abbiamo diversi ragazzi con bisogni educativi speciali. C’è chi soffre molto la distanza, perché è importante la presenza della persona: su questo ci stiamo lavorando. In altre situazioni, invece, il computer veniva usato già da prima per agevolare nel caso di difficoltà di lettura e comprensione. I docenti stanno facendo i salti mortali per cambiare e migliorare le modalità didattiche. Per fortuna non siamo a digiuno sul tema essendo capofila della “Scuola in ospedale”, progetto rivolto ai ragazzi ospedalizzati ai quali viene garantita la didattica a distanza.”
Facciamo una panoramica sulla normativa. Focalizzandoci sui doveri del corpo docente, che cosa succede se un insegnante non fa nulla o lo fa in maniera non adatta rispetto a quelli che sono gli obiettivi della didattica a distanza?


“Questo è un problema enorme perché siamo finiti in una situazione che non aveva previsioni normative di nessun tipo. Già di base risulta difficile imporre a un docente certi tipi di attività per la questione del rispetto della libertà di insegnamento che viene purtroppo intesa spesso come una licenza. Non abbiamo quindi gli strumenti giuridici per poter intervenire, non li ha solitamente il dirigente stesso. Se un insegnante dovesse dirmi “Non sono capace” difficilmente risulta fattibile agire sul piano normativo. La formazione stessa è divenuta recentemente un obbligo ma non è normata.”


Se invece è lo studente a risultare assente, che cosa succede?
“Per chi ha difficoltà economiche noi siamo già intervenuti dando i supporti. Se invece lo studente non partecipa per motivi non giustificati va incontro a quello che si fa normalmente quando non va a scuola o si sottrae a lezioni e interrogazioni. Il rischio di ricorsi non mancherà di certo ma la scuola deve prendersi le sue responsabilità. Questo a tutela dello studente stesso che altrimenti rischia di perdersi un percorso vero e proprio.”


Guardando al futuro, che cosa pensa rispetto alla didattica a distanza?
“Dico che questa potrebbe essere l’occasione giusta per ripensare la didattica in generale. Noi siamo infatti molto legati, come scuola italiana, alla figura del docente che va in classe e fa lezione restando al centro di tutta l’azione. Resta però importante rendere i ragazzi parte attiva, sempre facendo da guida ma promuovendo una loro autonomia nel cercare informazioni. Avere la lezione già pronta è comodo, imparare a ragionare richiede sicuramente uno sforzo ma è basilare.”

                                                                                                                                                              Sara Bellingeri

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