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Gli effetti del coronavirus sull'occupazione in Veneto

Secondo l’analisi di Veneto Lavoro l’emergenza sanitaria attuale ha determinato la perdita di almeno 15-20.000 posizioni di lavoro dipendente.
Salute, rapporti sociali, istruzione, lavoro. L’emergenza sanitaria attuale scatenata dal Coronavirus ha determinato effetti sugli ambiti più importanti della nostra vita, richiedendo il coinvolgimento di forti risorse e un riassetto generale tutt’altro che semplice. Per tutelare il nostro bene più prezioso - la salute - sono state attivate misure finalizzate a contrastare nuovi contagi riorganizzando trasversalmente settori e dinamiche. Tutto questo in attesa di un miglioramento concreto della situazione.
Focalizzandoci sull’ambito lavorativo, oggi parliamo degli effetti che l’emergenza Covid-19 ha determinato a livello occupazionale nel contesto della regione Veneto. Per farlo ci siamo confrontati con la preziosa analisi realizzata dall’Osservatorio di Veneto Lavoro che ha preso come riferimento il periodo che va dal 23 febbraio 2020 - giorno in cui sono state attivate le prime misure di contenimento - al 22 di marzo.

Un primo mese che presenta già riflessi negativi sul fronte dell’occupazione a causa della perdita di almeno 15-20.000 posizioni di lavoro che corrispondono circa allo 0,7-0,8% dell’occupazione dipendente complessiva.
A partire dalla fine di febbraio l'effetto generato dall'emergenza Coronavirus sul mercato del lavoro regionale si è fatto traumatico” viene scritto in una nota di Veneto Lavoro. Importante il confronto con lo stesso periodo dell’anno 2019 che rivelava un saldo positivo del lavoro dipendente per 13.100 unità. Quello registrato nello stesso periodo del 2020 è invece negativo e pari a -6.600 posizioni lavorative.
L’effetto domino riguarda diverse tipologie di contratto: “La differenza con il saldo del corrispondente periodo 2019 è pari a -4.300 per i contratti a tempo indeterminato, -1.500 per l’apprendistato, -14.200 per i contratti a termine (che includono anche la componente dei lavoratori stagionali le cui assunzioni sono diminuite del 42%)”.
Risvolti fortemente negativi anche per i rapporti di lavoro intermittente (-2.500) e per i tirocini (-1.700) che in Veneto hanno spesso rappresentato un reale e importante canale di ingresso al mondo del lavoro. Il dato negativo è provocato dall’aumento delle cessazioni (+300), a causa anche di anticipazione di quest’ultime, sia dal forte calo delle attivazioni (-1.400). Trend migliore, sinora, per le collaborazioni che finora rivelano un -200.
Discorso a parte va fatto per il cosiddetto lavoro in somministrazione su cui ad oggi risulta impossibile per l’Osservatorio effettuare una valutazione rispetto agli effetti della pandemia attuale. Questo a causa dei problemi di ritardo nelle comunicazioni relative al lavoro somministrato. Le agenzie possono infatti informare sugli esiti fino al ventesimo giorno di ogni mese. Un’autentica analisi al riguardo potrà essere effettuata più avanti.
L’unico dato positivo si rivela per il lavoro domestico nell’ambito del quale “si registra un saldo positivo che, a partiredal 23 febbraio, risulta quasi triplicato rispetto a quello del periodo analogo dell'anno precedente (da +372 a +1.096)”. Da che cosa è determinato tutto ciò? L’Osservatorio spiega nel dettaglio la dinamica: “Dal 23 febbraio le assunzioni sono cresciute, rispetto all’anno precedente, del 43% a fronte di un incremento delle cessazioni del 15%: qualcuno quindi ha reagito licenziando (pochi), altri assumendo (molti)”. Riguardo all’incremento delle assunzioni si ipotizza una sorta di mini-regolarizzazione da pandemia. Dovendo infatti giustificare ogni spostamento è emersa l’irregolarità di determinati rapporti di lavoro approdati ora, per forza di cose, a una regolarizzazione.

Questi, dunque, gli effetti del primo mese che ha visto il Coronavirus protagonista di pensieri, timori, cambiamenti, discussioni e non da ultimo nel mercato del lavoro. Effetti tangibili che coinvolgono il futuro stesso delle persone.

                                                                                                                                                          Sara Bellingeri

 

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