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Erasmus+ Traineeship: l'esperienza a Innsbruck di Giada

 

Anche oggi sul blog parliamo di tirocinio curriculare (se non sapete cos'è vi consigliamo: cos'è il tirocinio curriculare), stavolta della possibilità di farlo all'estero!

Si tratta dell'Erasmus+ Traineeship, per capirne di più abbiamo intervistato Giada Filippini, studentessa al terzo anno di lingue e culture straniere per il commercio internazionale all’Università degli studi di Verona che quest'inverno, da settembre a dicembre, ha svolto il tirocinio previsto dal suo corso di studi presso l'Istituto Italiano di lingua e cultura Dante Alighieri di Innsbruck.

1. Come hai organizzato la partenza? 
Ho iniziato a cercare un ente dove svolgere lo stage a dicembre 2017, durante le vacanze natalizie. Volevo fare lo stage piuttosto che un erasmus studio perché ero interessata a capire com’è il mondo del lavoro all’estero. Inizialmente per la ricerca della meta l’Università mi ha fornito una lista dei vari enti presso cui gli studenti dell’UniVr hanno già fatto uno stage all’estero. Le date di questi stage erano abbastanza datate, probabilmente anche le email erano vecchie, infatti nessuno di questi enti mi ha mai dato una risposta. Contattavo queste aziende via email, presentandomi e allegando il mio curriculum in inglese, tedesco o spagnolo, in base alla lingua parlata. Per caso una mattina presentandomi all’ufficio tirocini per chiedere aiuto ho trovato sul banco informazioni un depliant dell’Istituto Italiano di lingua e cultura Dante Alighieri di Innsbruck, che cercava stagisti. Così ho mandato una email e molto tempestivamente mi hanno risposto. Tre mesi dopo l’inizio della mia ricerca sono quindi riuscita finalmente a trovare la mia meta: nel complesso i tempi sono stati abbastanza lunghi. 
L’azienda non era ancora accreditata, ovvero mai nessuno studente dell’UniVr era stato alla Dante Alighieri prima di me, fortunatamente il processo di accreditamento non è stato lungo. L’accreditamento è un patto stipulato tra l’ente e l’Università di Verona, che dà il via libera allo studente a procedere con l’invio dei documenti. Come studente ho dovuto firmare una sorta di contratto con l’azienda dove erano definiti i vari compiti che avrei svolto durante il tirocinio e le date di inizio e fine. Queste procedure sono state veloci. 

2. Hai ricevuto un supporto economico per coprire le spese? 
Sì, ogni volta che si prende parte a un Erasmus tradizionale o progetti di questo tipo il fondo Europeo finanzia lo studente in partenza. Per avere il finanziamento bisogna fornire il codice iban all’università e firmare un contratto dove si dichiara ad esempio che solo tu studente farai uso dei soldi che ti verranno dati. A un mese dall’arrivo sul posto, mi è stato versato circa il 70% della somma. Il resto viene versato al rientro in Italia, dopo circa 45 giorni lavorativi. Il supporto non è uguale per tutti ma dipende dal costo della vita nel paese in cui si va a fare lo stage.

Giada erasmus traineeship13. Cosa posso aspettarmi da questa esperienza? Lati positivi e negativi.
Oltre ad aver indubbiamente migliorato la mia conoscenza della lingua tedesca, è un'esperienza che ti rende indipendente: vivere da sola in un paese che non conosci ti spinge a crescere e a trovare la soluzione ai problemi autonomamente. 
A parte il rischio di andare in una città che non ti piace e ritrovarti quindi obbligato a fermarti per la durata dello stage (non è stato il mio caso), l’unica nota negativa è stata cercare casa tramite facebook e nient’altro. Infatti l’università non aiuta per niente e le agenzie all’estero hanno prezzi altissimi. Non rimangono altro che i gruppi di studenti erasmus su facebook. Ho fatto un post scrivendo che cercavo una stanza e dopo due mesi sono riuscita a trovarla.

4. Cosa consigli a coloro che vogliono intraprendere questa esperienza?
L’esperienza mi è servita molto, sono tornata a casa arricchita da nuove amicizie, ho migliorato molto la lingua. Mi è servita non solo per conoscere da più vicino il mondo del lavoro e ad allenarmi con il tedesco ma è stata anche una lezione di vita: si capiscono i propri limiti e si impara a superarli. Mi ha quindi migliorata dal punto di vista professionale ma anche personale, per questo la consiglio caldamente.
Un ultimo consiglio che posso dare è di non affidarsi all’università per la ricerca dell’azienda ma di capire prima in quale ambito si vuole fare il tirocinio e poi impegnarsi in prima persona nella ricerca.

 

A cura di Rosamaria Provenzale

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