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Conosciamo una host family - Quarto anno di superiori all'estero

 

Gaia, studentessa, intervista la sua host family

Gaia Ugolini è una studentessa del liceo classico europeo all’educandato agli Angeli di Verona.

Quest’anno ha scelto di partire per trascorrere il suo quarto anno di superiori all’estero a Trondheim, in Norvegia.
Curiosi di scoprire com’è questa esperienza dal punto di vista di chi ospita i ragazzi, le abbiamo chiesto di intervistare i suoi temporanei “genitori norvegesi” o “host family”.

Una domanda in realtà l’abbiamo fatta anche a Gaia: Come hai organizzato la partenza?
"Io fin dalle scuole medie ho sempre sognato di fare il mio quarto anno di superiori in un altro paese, quale di preciso non lo sapevo ancora ma ero certa di voler vivere un’esperienza del genere. L’anno all’estero di solito viene presentato nelle scuole a cura di organizzazioni che si occupano proprio di questo. Io mi sono affidata a Master Studio, ma prima di questa ho guardato diverse organizzazioni su internet. La scuola in questo non mi ha aiutato molto, devo essere sincera. Inoltre alcuni amici avevano già fatto l’esperienza e me ne avevano parlato. Diciamo che il passa parola è la strada più facile. Internet è la seconda per riuscire ad avere maggiori informazioni. Ci sono tantissime organizzazioni, il consiglio che vi do è di farvi inviare il loro programma riguardo l’anno all’estero via email o  partecipare ad un loro incontro in cui presentano le diverse possibilità che offrono. L’organizzazione a cui mi sono affidata non è molto conosciuta, come WEP, Intercultra o EF, ma è stata di grande aiuto perché mi ha messo in contatto con altri exchange students. 
Passerò esattamente 10 mesi in Norvegia. “L’anno all’estero” si riferisce all’ anno scolastico, quindi i mesi che si passeranno all’estero dipendono molto dal paese in cui si va. Qui la scuola finisce il 20 di giugno, altri exchange students dalla Nuova Zelanda, per esempio, ritornano a maggio."

La famiglia è composta da 4 persone: Anne Margarethe, la mamma, Tor Einer, il papà, Birger, il fratello maggiore e Bendik, il fratello minore. Hanno anche un cane, Lea. Gaia però è praticamente figlia unica perché i suoi host brothers sono via. Per i genitori è la prima esperienza come host family. Non è uno scambio culturale ma un vero e proprio anno all’estero in cui la famiglia non riceve niente in cambio se non la presenza di un nuovo membro.

1. Perchè avete deciso di diventare una host family?
Abbiamo deciso di diventare una host family innanzitutto per poter conoscere una nuova cultura ed entrare a contatto con modi di essere e di vivere diversi. Un altro motivo è stata la partenza di entrambi i nostri figli, il primogenito ha preso parte all’esercito e il secondogenito è ora in Italia come exchange student. Il fatto che sia andato proprio in questo paese ci ha fatto decidere di ospitare una ragazza che provenisse da lì, per conoscere meglio il luogo in cui nostro figlio dovrà abitare per un anno. Inoltre volevamo qualcuno che ci potesse fare compagnia, soprattutto perché amiamo entrambi stare attorno ai giovani, ascoltarli e parlare con loro. 

2. Quali sono gli aspetti più belli e i lati negativi dell'esperienza dal punto di vista di chi ospita?
Sinceramente non abbiamo incontrato nessun aspetto negativo, ma questo dipende molto dal ragazzo/a che si ospita. Gli aspetti positivi sono infiniti. Prima di tutto si impara tantissimo sulla cultura del paese di provenienza dello studente, si ha una visione molto più intima, dettagliata, più chiara perché ci si può confrontare non soltanto sulle tradizioni ma riguardo mentalità e valori.

3. C'è stato un episodio curioso che vorreste raccontare?
Un episodio curioso può essere un’abitudine di Gaia. Abbiamo notato che mangia sempre solo con la forchetta, mentre il coltello lo usa per tagliare ma non lo tiene in mano mentre mangia. Noi invece usiamo sempre entrambe le posate mentre mangiamo. Questa è stata la prima cosa che abbiamo notato perché abbiamo sempre insegnato ai nostri figli a mangiare in questo modo. Altri episodi non ci vengono in mente, probabilmente perché lavoriamo a stretto contatto con stranieri tutti i giorni e siamo diventati “immuni” alla risata da differenze culturali in quanto sono per noi all’ordine del giorno.

4. Quali consigli dareste a una famiglia che vuole diventare una host family?
Un consiglio che possiamo dare a chi vuole diventare una host family è quello di non cambiare la propria vita quotidiana o di vivere come se l’esperienza fosse una performance. La chiave secondo noi è vivere la giornata come si è sempre fatto, cercare di coinvolgere il ragazzo in ciò che per la famiglia è importante. La semplicità e la spontaneità sono ciò che meglio aiuta, non solo la famiglia, ma anche l’exchange student ad abituarsi ad una nuova vita e stringere un vero legame con chi lo ospita. Ovviamente si deve essere open minded, nel senso che si deve accettare, soprattutto all’inizio, di comunicare sempre con il ragazzo, di ascoltarlo e di non pretendere che si ambienti subito.

5. Qual è il vostro motto?
Il nostro motto è quello di vivere la quotidianità al massimo, di trovare nelle piccole cose di ogni giorno un modo per stare bene insieme

Gaia ha di recente aperto un blog dove sta raccontando, come in un diario di viaggio, dell'esperienza a Trondheim: https://ugolinigaia2121.wixsite.com/annoinnorvegia
Ringraziandola per aver intervistato per noi la sua host family, le diamo appuntamento al suo rientro dalla Norvegia, per farci raccontare com’è andata l’esperienza!

 A cura di Gaia Ugolini e Rosamaria Provenzale

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